Cristianesimo ed omosessualità. Il dovere dell’ottimismo
4 Febbraio, 2008 di gionata
Intervista di Daniela Tuscano tratta da il dialogo del 13 gennaio 2008
Esecrati dalla gerarchia vatican ratzingeriana, ignorati e incompresi anche da una buona parte dei militanti gay, gli omosessuali cristiani non compaiono in televisione, non assomigliano a tante “maschere” di cui ci credevamo liberati e che sono invece risorte dai nostri media come grottesche anticaglie. Eppure esistono, lottano e non smettono di sperare. Parliamo di questi temi con uno di loro che ha deciso di raccontare e raccontarsi.




a diciotto anni + o- sono andata a Praga per un Capodanno diverso e di incontro con altri studenti. Si era appena dato fuoco Jan Pavel e i carri armati parcheggiavano in piazza San Venceslao. Con i nostri amici praghesi abbiamo passato la serata accanto ai fiori che onoravano un ragazzo che si era dato fuoco contro l’oppressione. Quest’anno sono ritornata a Praga con mio marito la città è diventata devastatamente occidentale e simil-capitalista e nessuno si ricorda più di quel ragazzo che ci ha fatto sognare per una notte. Non deve essere così per nessuno che si rende conto in maniera talmente chiara e disperata della propria oppressione ma …il problema è sempre far capire e far partecipare a qualche cosa che può scatenare un movimento o che rimane solo una piccola scintilla. Ho letto sul blog di Grillo che quelli che pensano hanno gli occhi ben aperti e non sono tollerati , forse è una delle poche cose che condivido e sono sicura che è per questo che ci si può dare fuoco contro qualunque oppressione e per questo non diventare martire ma rimanere profondamente solo.
Ho letto con molto interesse ma anche con molta disillusione e delusione questa intervista che, a mio parere, fotografa molto bene il vero dramma di chi pensa di poter conciliare la propria cattolicità col proprio essere omosessuale. (Attenzione: ho parlato di “cattolicità”, non di Fede o di Cristianesimo!)
Per sgomberare il campo da malintesi e per attuare l’evangelico proposito di dire “sì sì e no no”, preciso subito qual è la mia attuale posizione: io ho deciso di preservare la mia Fede rinnovando tutto il mio attaccamento e adesione al Messaggio evangelico uscendo però dalla comunione dei cattolici. Sto anche pensando di chiedere la cancellazione del mio nome dalla lista dei battezzandi. Dopo un lunghissimo e tortuoso percorso all’interno della Chiesa, infatti, sono giunto alla triste conclusione che questa Istituzione di fatto non si è mai rinnovata davvero al suo interno e che le è impossibile farlo (se non a costo di rinunciare a ogni “orpello” materiale e di potere) anche perché dovrebbe rimettere in discussione molta parte di quella Tradizione che invece è considerata tout court Parola di Dio al pari dei Testi Sacri. La struttura ecclesiastica, maschilista, verticistica e “imperiale” (visto che è stata mutuata pari-pari dall’analoga struttura bizantina), molto poco ha a che vedere con il Vangelo e risponde a criteri -quali l’obbedienza pressoché cieca alla gerarchia- che stride con l’essenza, con lo spirito della “Nuova Alleanza” tra Dio e le Sue creature così come annunciataci da Gesù. Le mie tormentate riflessioni mi hanno portato a vedere come, nel corso dei secoli, questa struttura abbia sempre strizzato l’occhio al sofferente e al perseguitato salvo poi sposare immancabilmente la posizione di chi infligge sofferenze e di chi perseguita, cioè dei potenti di turno. Spesso per ottenere in cambio il classico “piatto di lenticchie”.
Quelle perle profetiche che l’hanno attraversata sono state ben presto depotenziate e ricondotte all’interno dell’Istituzione (pensiamo a S.Francesco: cos’è rimasto del suo radicale esempio di povertà e donazione all’altro nell’Istituzione che lo venera tanto?), oppure negate e ridotte al silenzio (quello che sta accadendo oggi con lo scientifico smantellamento del Vaticano II da quando il card.Ratzinger si è convertito all’istituzionalismo ecclesiastico dopo i suoi noti trascorsi ultraprogressisti negli anni conciliari). Data la nostra povera natura umana, dubito fortemente che dall’interno ci siano energie sufficienti a rimettere in discussione un sistema di potere bimillenario collaudatissimo ed efficacissimo.
Il problema è che annunciare il Vangelo di Gesù professando Il Principe di Machiavelli mi offende profondamente come credente e mi è fonte di scandalo, cioè di potentissima pietra d’inciampo, nel mio cammino di credente. E lo iato che si è parato dinanzi a me è diventato un abisso quando si è trattato di riconciliarmi col mio essere omosessuale: tale riconciliazione non sarebbe mai avvenuta se io avessi continuato a frequentare quell’ambiente e non ne avessi potentemente preso le distanze. Ma anche la mia Fede sarebbe stata travolta perché la tentazione (comunque sempre in agguato) di passare ad un rigido e rancoroso ateismo riceveva fior di nutrimento dalle ambiguità e dai voli pindarici cui ero costretto per (tentare di) conciliare l’essere cattolico con l’essere gay.
Ciò detto, è tempo che anche tra chi cattolico ha deciso di essere, un minimo di chiarezza venga fatta. E se questa Chiesa gerarchica un pregio ce l’ha, è proprio quello di aver costretto tutti a fare i conti con l’essenza profonda del cattolicesimo.
Mi spiace molto per Daniele (e per quelli che la pensano come lui) ma un cattolico non è un uomo libero. O almeno non del tutto, in quanto, in virtù del Battesimo (vedi il Catechismo) è tenuto all’obbedienza al Sacro Magistero della Chiesa. Ciò che differenzia il cattolico dal protestante, infatti, sta proprio nell’istituzionalizzazione della Fede da parte del primo. In parole povere, il cattolico deve (non “può”!) fare riferimento al Magistero nell’interpretazione e traduzione pratica della Parola, il Protestante invece ha come ultimo riferimento il proprio “foro interiore”, cioè la coscienza. Siccome il Concilio aveva recepito questa istanza dai fratelli protestanti, la gerarchia ha tenuto quasi subito a precisare che il cattolico risponde alla propria coscienza se “rettamente formata”. E l’attuale gerarchia ha ulteriormente puntualizzato che la formazione retta è quella data dagli insegnamenti della Chiesa. Dunque, dire da un lato che “non ci si può costruire un Dio personale” (per giustificare la propria caparbia appartenenza ad una Chiesa-matrigna che comunque non ci accetta per quel che siamo e non ha alcuna intenzione di farlo perché le scardineremmo due millenni di pastorale sulla sessualità) e dall’altro affermare che “il Papa parla per sé e non per la Parola di Cristo” mi sembra una affermazione che suona da sola come una pubblica abiura della propria Fede cattolica. Il Papa non parla per sé (tanto che è ascoltatissimo, e non solo dai potenti, ma da molti cattolici!!), ma parla in quanto Pastore di una Chiesa che ha recentemente dichiarato essere l’unica nella quale può risolversi la Salvezza dell’individuo. Nel 2008, quando si recita la professione del Credo (che, ricordo, dice esattamente “Credo la Chiesa/una, santa, cattolica e apostolica”), si esprime l’adesione a questa struttura e non solo al Messaggio evangelico. Altrimenti si rimane cristiani ma non si è senz’altro (più) cattolici!
A chi ho fatto notare questo, mi è stato prontamente risposto che lo Spirito opera da dentro per cambiare. Premesso che i tempi dello Spirito sono troppo grandi rispetto a quelli, miseri, delle nostre vite per poterci permettere di lasciarci stritolare dalle contingenti “guide cieche”, a me non sembra proprio che, almeno fino ad oggi, lo Spirito abbia operato per un ridimensionamento di queste strutture di peccato. E’ cambiata la modalità d’esercizio del potere papale, ma non mi sembra che sia cambiata la sostanza o la (straordinaria) efficacia. E la “svolta” ratzingeriana ci dimostra come sia possibile in un battibaleno tornare indietro di secoli senza che un solo mattone delle potenti mura di cinta vaticane sia minimamente scalfito.
Vorrei sempre ricordare agli omosessuali cattolici che fin dalla prima Pastorale per le persone omosessuali, si intimava agli uomini di Chiesa di non dare alcun riconoscimento ai percorsi di fede proposti dai gruppi di gay credenti in quanto fuorvianti rispetto alla retta morale indicata dalla Tradizione. Mi si dirà che un giorno tutto ciò potrebbe cambiare: lo spero, ma io non ho più alcuna fiducia perché questo cambiamento implicherebbe una tale perdita di autorevolezza da smantellare seriamente l’istituzione! Ripercorrendo inoltre la storia della Chiesa mi sembra che sia una storia di accaparramento di potere e basta, con una gerarchia avida di soldi e di potenza e una gran parte di popolo di Dio onestamente convinto del Messaggio, ridotto però a obbedirle suo malgrado ritagliandosi problematici spazi. Ma l’ultima parola, finora, ce l’hanno avuta sempre loro e i loro potentissimi (spesso anche spietati) alleati: vogliamo citare le collusioni con le dittature sud e centro-americane o quella con Mussolini e con Franco, solo per rimanere al secolo scorso? E sorvolo sulle varie Inquisizioni & c., interessante nemesi dei martìri subìti dai primi cristiani!
Ancor più inaccettabile l’accusa rivolta ai movimenti gay e ai famosi “eccessi”: Gesù è stato un rivoluzionario autentico (prima che con l’Editto di Costantino si stravolgesse il suo Messaggio in senso istituzionale), tanto che fu messo in croce non dai Romani (come molti cristiani pensano) ma da una coalizione eteroclita di capi religiosi!! Loro si sentivano minacciati, i Romani si limitarono a fare quello che qualunque potere imperiale fa: lavarsi le mani di fronte alle querelles religiose dei sottoposti! Quando Pilato chiese al popolo di scegliere tra Gesù e Barabba, quest’ultimo scelse Barabba perché adeguatamente indottrinato e plagiato dai propri capi religiosi. Qualcuno pensa che se oggi Gesù tornasse non sarebbe messo in croce proprio dai vari capi e capetti che operano in Suo nome?!? Tornando al discorso di prima, Gesù fu un rivoluzionario autentico e non si pose mai il problema di “rendersi presentabile” agli altri, semmai fu furbo nello spostarsi per non farsi prendere e fu abile (e generoso) nel dialogare con tutti senza però mai rinunciare al proprio Messaggio, senza mai “adattarlo” a quello che sarebbe stato eventualmente tollerato come “accettabile” dalla società e dai poteri del suo tempo. Anzi, li sfidò senza tanti complimenti!
I gay credenti devono riflettere sul fatto che la propria Fede non può diventare l’alibi per nascondersi e per non agire come Persone degne di considerazione, dignità e diritti. Ma che questo implica un perderci la faccia, proprio come fece Gesù. E che, anzi, questo implica accettare la Croce nel senso più evangelico del termine, cioè come conseguenza del “perdere la faccia” testimoniando con la propria vita il Messaggio e il proprio essere. Se oggi siamo qui a discutere di questi temi, se esiste questo portale, è perché in un recente passato tanti “scalmanati”, “impresentabili”, “esibizionisti”, “brutti, sporchi e cattivi” hanno cominciato a dire di no alle sofferenze loro inflitte dai poteri di turno e hanno cominciato -magari anche sguaiatamente- a urlare che ci siamo anche noi col nostro modo di essere. Senza quei movimenti, caro Daniele, tu non potresti sorridere oggi. Non siamo ridicoli noi, ci dipingono come tali. E’ diverso. Gesù non pensò a come lo avrebbero giudicato quando fece il casino che fece nel Tempio per cacciarne i mercanti; Gesù era di Nazareth, e all’epoca essere dei nazareni era come dire essere mafiosi o giù di lì. Eppure non rinnegò mai le sue origini nascondendole! Gesù avvicinava i lebbrosi, gli impuri per eccellenza, non se ne schifava.
Accusare il “movimento” è come dire “Io non c’entro con quello schifo”. Troppo comodo. Se siamo qui a parlare lo dobbiamo a tanta gente “schifosa” ed “ostentatrice”, non scordiamocelo!
La strategia “buonista” di una gran parte del cosiddetto “movimento”, in Italia non ha prodotto un bel niente. Non puoi andare da un branco di lupi affamati come un agnellino belante: persino Gesù ci ha ammonito a essere “buoni come agnelli ma furbi come serpenti”, quindi non “buonisti e ingenui”, ma semmai “buoni e furbi”. Il “movimento” ha capito che con delle controparti così agguerrite il buonismo rassegnato non paga e che dunque bisogna alzare tantissimo la posta in gioco per ottenere realisticamente un 10% di quel che si chiede. Ma un conto è ottenere il 10% di 100 e un conto il 10% di 10!!!
Con profonda amarezza constato che questa consapevolezza è lontana dai gay cattolici che ragionano come Daniele e che quindi chi combatte dovrà ancora una volta fare a meno di loro. Il problema è che se il “movimento” perderà la battaglia, a subirne le conseguenze saranno tutti, gay credenti compresi (se non in primis). Forse è tempo di gesti profetici, quindi coraggiosi. Di autentiche “conversioni”, come ci hanno insegnato persone come Don Franco Barbèro che, una volta sbattuto fuori, con la serenità determinata che lo contraddistingue ha dichiarato: “Bene, da oggi sono libero da ogni catena che mi impedisce di annunziare e testimoniare il Vangelo!”. Riusciranno gli omosessuali cattolici a “liberarsi dalle catene”? Lo spero.
condivido molto il ragionamento di Luca soprattutto nel fatto che se uno è cattolico deve obbedire al magistero altrimento resta cristiano ma non cattolico, dall’altra parte dico però che mi sembra positiva l’alternatività dei gruppi di gay credenti rispetto al movimento politico che non ha fatto altro che disastri e che non rappresenta che una infima minoranza dei gay italiani
Mi permetto di rispondere, caro Alberto, che se i movimenti hanno fatto disastri (quali?), i gruppi di gay credenti semplicemente non sono riusciti (finora e purtroppo) a incidere minimamente nel tessuto sociale italiano. Io ho una diversa opinione del “movimento politico” nel senso che, se finora non ha ottenuto risultati concreti -tanto che ha cambiato linea radicalmente da un anno a questa parte- di certo ha avuto il merito di “sdoganare” la questione e di permettere quel dibattito e quella visibilità (ahimé minima ma esistente) che permettono anche a questo sito di poter esserci.
Nessun movimento, però, otterrà risultati finché la stragrande maggioranza dei gay italiani penserà solo a spassarsela tra le proprie 4 mura o a divertirsi in discoteche o feste dedicate o a pregare ben nascosta in qualche catacomba… Il dovere di testimoniare incombe, se vogliamo evolvere (chiese comprese!).
Altrimenti è meglio ricordarsi del famoso episodio evangelico dell’adultera e lasciar cadere a terra la pietra con la quale si colpiscono sempre quelli che hanno il coraggio di “sporcarsi le mani”.
“i gruppi di gay credenti semplicemente non sono riusciti (finora e purtroppo) a incidere minimamente nel tessuto sociale italiano.”
Ma perchè si ragiona sempre in termini politici?
Secondo me l’obiettivo dei gruppi di omosessuali credenti non era e non è questo,questi gruppi accolgono la persona e l’aiutano nel suo cammino di avvicinamento a Nostro Signore,contribuiscono alla crescita spirituale della persona stessa.
Per il lato politico-sociale provvedono le altre organizzazioni GLBT,non i gruppi di omosessuali credenti!
Cara Valeria, ho parlato di “tessuto sociale” e non di partiti politici, infatti! I gruppi dovrebbero essere una testimonianza personale e sociale dell’esistenza di gay che rivendicano un posto parimenti dignitario nella Chiesa e nella società. Non è un caso che la Chiesa di Woytyla prima e di Ratzinger oggi abbiano investito moltissimo nel sociale, ottenendo risultati lusinghieri (ahinoi!) ANCHE in politica. La crescita spirituale di ognuno di noi non può avvenire solo nel chiuso del nostro privato, altrimenti il rischio è quello della tanto esecrata “fede individuale” o “Dio su misura” che soprattutto in ambito cattolico si vuol tanto combattere. Passi che al politico ci pensino “altre organizzazione LGBT”, ma al sociale devono contribuire anche i gay credenti, soprattutto a livello di testimonianza.
Ciao Luca
come sempre la verità sta nel mezzo… avete ragione sia tu che Valeria bisogna trovare nuove strade per camminare e confrontarsi su questi temi… io non credo nelle catacombe, ne nelle manifestazioni sguainate… ecco perchè sarò alle veglie, perchè come credente credo che testimoniare esserci è un atto importante… senza tanti ma o perchè…
un saluto
Ciao a te Innocenzo! Forse la tua riflessione è quella più giusta. Essendo sempre in prima linea e dovendomi confrontare col peggio del peggio che questa Chiesa sta esprimendo da qualche anno a questa parte, ti confesso che sono sfiduciatissimo e pessimista. E non mi aiuta di certo il senso di impotenza cui mi sento sottoposto ogni volta che qualcuno mi viene a raccontare -o con disperazione o con disperata rassegnazione- “ordinarie” storie di vite distrutte da pregiudizi e dal “bene” che molti fieri cattolici ci vogliono… Per carità, la mia Fede ben più piccola di quella dell’evangelico granello di senape mi fa dire che un giorno tutto questo finirà e che anche il mastodonte vaticano crollerà di fronte all’evidenza dei fatti insieme ai castelli di ipocrisia prepetuati in ormai due millenni di predicazioni. Nel frattempo, però, piango di rabbia pensando a chi si trova la vita distrutta da quei “difensori della vita” che somigliano tanto ai tento esecrati Talebani. Né mi consola tanto sapere che, in un non meglio precisato “lungo periodo”, il sacrificio (ma si può parlare di “sacrificio” quando uno non lo sceglie?) di queste persone sarà servito a portare frutti: questo significherebbe accettare l’immagine di un Dio sadico che ama le Sue creature nella misura in cui ne distrugge altrettante!! I tempi che si preparano sono molto, molto bui: ad un discorso sociale sempre più identitario, ripiegato su se stesso e chiuso ad ogni diversità di qualunque tipo esso sia, si sovrapporrà una crisi economica della cui gravità fatichiamo a comprendere. Sullo sfondo, grandi sommovimenti umani, demografici, ambientali. Se, come dicono i cinesi, i momenti di crisi sono semplici preludi a importanti cambiamenti, nondimeno non sappiamo verso quale direzione ci porteranno tali cambiamenti e, soprattutto, quale prezzo costeranno. Sono franco: temo molto per le nostre vite. Questi fatti ci chiamano a una reazione urgente e a testimonianze sempre più “profetiche” e quindi scomode e pericolose.
Stavolta son d’accordo sia con Luca che con Innocenzo.
L’equivoco nasce sul senso da conferire alla parola “sociale”:quando l’ascolto io penso ai poveri,altri pensano invece alla politica e alla rivendicazione di diritti.
E’ chiaro che se la si intende nell’ultima accezione,ciò significa diventare dei doppioni delle organizzazioni GLBT e chiudere ogni discussione con il Vaticano(eh già perchè l’obiettivo di chi parla in questi termini è la divisione,la separazione da tutto ciò che appartiene alla Chiesa cattolica ed anche alle altre Chiese cristiane)
Se per “sociale” s’intende,invece, non nascondersi in casa propria e dialogare con i Vescovi e i Cardinali per affermare la propria identità e la propria presenza nella Chiesa,sono perfettamente d’accordo.
E’ questo il ruolo che i gruppi di omosessuali credenti dovrebbero avere,ihmo,ma purtroppo stentano a farlo(con lodevoli eccezioni).
Brava Valeria, hai colto nel segno!
Il ruolo dei gay credenti dovrebbe essere proprio di testimonianza nella Chiesa, nelle famiglie, nel contesto sociale. Allora sarebbero davvero rivoluzionari.
Ma siccome rimangono esperienze poco più che catacombali, rifugi protetti dove da fuori si vede poco o niente, non sono riusciti finora a svolgere questa necessaria funzione di crescita per gli altri.
Certo, la Chiesa Cattolica ha dichiarato loro guerra (leggi tutte le raccomandazioni contenute nelle varie Pastorali per le persone omosessuali e rabbrividerai) ma è proprio a questo punto che bisogna alzare la voce per costringere l’altro ad accorgersi di te! Invece spesso in questi gruppi si usa la fede come scusa per distinguersi da chi è “sguaiato”. Che, a sua volta, significa non esporsi mai. Come si può testimoniare qualcosa se non ci si mette la faccia? E’ questo il grande limite di queste esperienze.
Ciao a tutti,
mi sento di dire che la sensibilità sull’argomento sta un po’ cambiando. Alla fine dello scorso anno per ex c’è stata una discussione su come il gruppo potrebbe comunicare all’esterno il grosso lavoro di riflessione che compie durante l’anno. Si capisce che però è Testimonianza, non Visibilità e che la scelta del linguaggio e del profilo non cambiano.
sono ormai 10 anni che frequento La Fonte a Milano ed il tema non è né nuovo né superato.
Tant’è vero che a fine Febbraio la Torazzetta sarà incentrata su Testimonianza cristiana e Visibilità prendendo spunto dalla Lettera a Diogneto.
Ciononostante mi sento di evidenziare alcuni punti derivati dalla mia personale esperienza a La Fonte:
1) molti gruppi di gay-credenti sono nati e vogliono rimanere gruppi di servizio alla persona nello specifico e non alla società nel suo insieme
2) in quest’ottica si dovrebbe parlare più di Testimonianza che di Visibilità. Non sono esattamente la stessa cosa
altri gruppi hanno dimensione più rivendicativa, non sono molti ma ci sono
3) il ns gruppo cerca di portare Testimonianza con alcuni strumenti, se non vengono recepiti o non vengono pubblicizzati non vuol dire che non ci siano. Tra i primi che mi vengono in mente:
- Libri, Alle porte di Sion e i vari libri sull’argomento che scrive fisicamente Domenico Pezzini ma che prendono spunto dal lavoro nel gruppo
- Il bollettino del gruppo, che spediamo a varie realtà anche ecclesiastiche
- Contributi che spediamo ad ogni convegno eucaristico, che sappiamo per certo arrivare ed essere lette nei gruppi di lavoro attinenti, anche se quasi mai recepiti negli atti
- Testimonianze personali ove richieste, io stesso ne ho fatte alcune
4) il linguaggio ed il profilo che il gruppo tiene è quello che, al momento, sente maggiormente proprio e adatto agli interlocutori che “naturalmente” abbiamo nel ns specifico
5) il gruppo potrebbe essere più visibile? Si
6) sarebbe opportuno che lo fosse? Dipende dall’obbiettivo
7) in passato è stato difficile decidere anche la poca visibilità di un gruppo che conta ad ogni riunione circa 50 persone dalle diverse sensibilità. Così spesso vengono lanciati degli stimoli
che vengono poi sviluppati dai singoli.
9) personalmente ho alcuni piccole proposte che mi piacerebbe prima o poi venissero recepite, ve le elenco che non si sa mai:
- testimonianza in parrocchie e oratori della diocesi ove richiesto
- invio di materiale informativo a tutte le realtà della diocesi (penso ad una specie di kit di primo soccorso con contatti, indicazioni bibliografiche, testi di letteratura grigia no reperibili altrimenti)
- rilascio di pubblicazioni “di genere” nel circuito del book-crossing. A Torazzetta l’altra volta ho liberato alcuni volumi, questa volta replico… ma pensavo che sarebbe bello liberarli proprio in giro per la città.
- collaborazione con associazioni come l’arci e simili
- avvio di un’esperienza di convivenza e condivisione esplicitamente tra gay credenti!!! (questo è un po’ più sogno… però…. vi immaginate che forza di testimonianza avrebbe??! E non fate le solite battute sui conventi!!!)
Ciao a tutti e scusate la prolissità
Cristian
Ciao a tutti.
Provo a dire la mia, anche se la chiacchiera fatta qui serve a niente o quasi.
Io credo che bisogna fare dei distinguo. Non serve fare di ogni erba un fascio.
La realtà dei gruppi gay credenti cattolici è molto varia. Ci sono gruppi catacombali ed altri invece che si sono spinti più attivamente in un dialogo serio con i propri vescovi (vedi l’aesperienza di Torino).
E’ chiaro che la grande città offre una maggiore tranquillità sociale per agire più attivamente, ma è anche vero che tutti siamo chiamati nel nostro piccolo a muoverci.
Non è facile, ma ciascuno deve trovare dentro di sè prima di tutto la spinta per farlo e poi, siccome non si può essere incisivi se ci si muove da soli, bisogna organizzarsi con persone che condividano gli stessi obiettivi, e ideali.
Personalmente mi sento di coinvolgermi solo in quelle situazioni che nello sforzo di ricercare con perseveranza un dialogo pacato, ci si pone in ascolto e si cerca il confronto con la propria chiesa locale. Mai contrapposizioni ideologiche ma sempre la ricerca continua di un dialogo in cui ciascuno conosce meglio l’altro e così impara a condividerne le esperienze di vita.
E’ chiaro che questo lavoro implica tempi lunghi e grande dispendio di risorse, di volontà. E’ faticoso!!! Si fa prima a organizzare manifestazioni di attacco, piuttosto che cercare di avvicinare l’altro per comprendere e lasciarsi comprendere.
L’esperienza dei gruppi omosessiali credenti non può essere contemporaneamente immediata esperienza di impegno politico. L’intento è un altro: di riconciliazione della propria identità umana con la fede, di attivare un dialogo fra la fede e la propria esperienza di vita, in modo che l’una illumina l’altra. E’ completamente assente una pastorale dell’affettività omosessuale, che va assolutamente attivata, mutuandola in parte dalla già esistente pastorale per una affettività eterosessuale, ma con paculiarità proprie che vanno ricercate e studiate ex novo.
Raggiunta un maturità in tal senso si può pensare anche ad un impegno politico e sociale perchè la persona omosessuale sia rispettata come chiunque altra senza alcuna discriminazione.
Mi preme sottolineare come comunque nel precedente governo è stato un esponente del mondo cattolico che ha cofirmato il progetto di legge su una prima forma di regolamentazione delle unioni di fatto anche omosessuali. Pur con i limiti che aveva quel testo comunque bisogna dare atto che qualcosa si è mosso.
Bisogna far crescere in Italia una cultura dell’accoglienza, dell’ascolto, del dialogo costruttivo, in cui il rispetto di ogni persona è un valore assoluto. Far crescere in ambito cattolico il primato della propria coscienza quale elemento di discernimento fondamentale per scoprire i segni di profezia.
Giuardiamo ad esempio alla lettera di Mons. Dionigi Tettamanzi sulle persone separate e divorziate appena pubblicata. E’ un esempio di Chiesa che si apre all’ascolto delle realtà umane, dopo anni di chiusure.
Quindi io credo che è meglio evitare necrologi senza senso e visioni pessimistiche. E’ chiaro che la situazione è difficile, ma segni di speranza ci sono e il cristiano è colui che vive nella speranza non come un illuso, ma come colui che sà che ce la si può fare!!!
Vi invito a riflettere su un punto: pensate un po’ se Gesù fosse stato “prudente” e “paziente” con la chiesa del suo tempo! Di certo non lo avrebbero messo in croce (non avrebbe disturbato!!) e forse oggi non esisterebbe neanche il cristianesimo!
E’ giusto creare oasi di pace e serenità interiore, ma questo è solo il primo passo.
Oggi non esiste dialogo con la Chiesa semplicemente perché la Chiesa-gerarchia ha deciso (per ora) di non avviarlo per nessun motivo.
E’ evidente che, in tali condizioni, un minimo di “forzatura” e di voce alta ci vuole, altrimenti prevarranno solo prevaricazioni generatrici dell’ipocrisia della “doppia vita” come unica via d’uscita. Altro che riconciliazione con se stessi!
Possono essere studiati tempi e modi, ma comunque siamo entrati in tempi che chiedono testimonianze forti. Che ci piaccia o no.
ciao a tutti
sono stata a una cena da un mio caro amico, che ci ha presentato la sua nuova fiamma. Eravamo in undici, etero e no, fidanzati e no, stupiti e no. Io forse ero tra gli stupiti, stupita perchè dopo tanto tempo il nostro amico ha trovato un ragazzo ‘da presentare’, da sbaciucchiare, da sentire come ‘il suo ragazzo’. Pazzesco come si diventi forse un po’ cinici o forse un po’ auto-censuranti, nonostante si creda nella diversità, nel bisogno di amore a qualunque livello e stato… eppure il mio amico ha, cerca che ti cerca, avuto bisogno di chattare per trovare ‘l’amore’. Possibile che non si riesca a vivere la propria sessualità e amore senza perlustrare su elenchi di appuntamenti o di incontri riservati? E poi, mi chiedo, come è bello per lui aver addirittura presentato questo ragazzo a sua madre, invitandolo a pranzo da lei… per me sarebbe impossibile eppure vivo una storia con la mia ‘lei’ da oltre due anni, con intensità e convinzione, anche condividendo momenti di preghiera, di incontri ’seri’, di cene con gli amici e di varia normalità.
Il mio amico è ultra quarantenne, simpatico, molto in gamba, anche carino e con una posizione di tranquillità, casa per conto suo, lavoro etc… che cosa gli ha impedito di trovare prima un amore?
e poi mi chiedo, è possibile vivere un amore a lungo termine, con prospettive di longevità, senza coinvolgere la propria famiglia, la propria se volete ‘chiesa’, dovendo un po’ mediare, tra vita ‘tradizionale’ e vita quotidiana…mà! forse mi sto facendo solo una pippa, ma quella cena da un lato mi ha rincuorato (tò anche C. ha realizzato un suo grande desiderio, pur con le difficoltà del caso, lui di Trento e l’altro di Torino a 4 ore di treno) e dall’altra mi ha fatto consapevole ancora di più della nostra fragilità umana, che già è grande per chiunque, tanto più a dover lottare come i matti per essere accettati e vivere finalmente, non più sognare, non più usare il bilancino per i propri sentimenti e relazioni…
un abbraccio a tutti
Federica
Salve, sono Rosa, valdese. Attualmente sono la coordinatrice del gruppo VARCO, di cui forse avrete sentito parlare.
Sono diventata valdese dopo un lungo percorso, che prima mi ha portato all’ateismo e poi al protestantesimo.
Prima è stata una sorta di coerenza ad avermi spinto in cammino.
Se il Papa, che non è esattamente il sacrestano della parrocchia di Frascati, dice che io come omosessuale costituisco una devianza, a me non restavano che due alternative: o negare l’esistenza di Dio o andarmene dalla chiesa cattolica.
Ora, la prima alternativa mi è risultata impossibile alla lunga. Ho messo gentilmente alla porta Dio, il quale mi è rientrato in casa dalla finestra, come un ladro.
Per me non ci può che essere la presa di posizione netta e chiara all’interno delle nostre comunità e delle nostre chiese. In quale altro luogo, se non in una chiesa, è lecito parlare dell’amore? Dei suoi diritti negati? Della sua proclamata devianza?
Tale posizione non vuole essere una condanna nei confronti dei miei tanti amici cattolici.
Dico che è stata l’esperienza di tanti uomini e donne battisti, metodisti e valdesi ad averci portato al documento approvato dal Sinodo recentemente sull’omosessualità.
Ho imparato da loro la forza e la severità morale. O dici che stai con me e difendi insieme a me i miei diritti politici e sociali negati, o non stai con me. Punto. Non te ne vorrò, Dio ha i suoi cammini lunghi e tortuosi, e non spetta a me giudicarli.
Non è esattamente la politica del muro contro muro. Non si tratta di urlare, ma di protestare, non si tratta di gridare ti odio perchè mi condanni, ma di perseverare nella rivendicazione dei miei diritti comunque anche se tu non mi accetti. Se ti viene il mal di stomaco è un problema tuo, non mio.
Per me uno può essere cattolico, buddista, luterano, ortodosso, ebreo o quel più gli aggrada, ma tale severità morale non può mancare.
E’ una condizione che senti e percepisci in una persona. Ti porta immediatamente ad averne rispetto. Non è più ricattabile. Vedi che parla e agisce senza più paura. Perchè sa di essere amato da Qualcuno che travalica l’amore umano. E tale amore non dà importanza all’opinione altrui.
Io ho avuto la fortuna di incontrare centinaia di persone così, in ogni luogo e in ogni chiesa. Dico centinaia, non dico due o tre.
E l’ho vista funzionare come una sorta di take off.
Scusate la digressione, ma voglio chiarire bene il concetto. Il take off, mi hanno spiegato alcuni amici piloti, è il momento fisico e gravitazionale in cui l’aereo nel momento del decollo, non può più tornare indietro. Anche se lo volesse, il più abile dei capitani, non potrebbe più riportarlo sulla pista di atterraggio.
Molte leggi spirituali funzionano come le leggi fisiche. Io credo che uno è autentico quanto più tenta di somigliare a se stesso. Una volta che ti riveli a te e agli altri, la verità funziona in modo talmente coraggioso e vibrante, che anche volendo non riesci più a nasconderti.
E’ più forte di te. Sei te stesso e non riesci più a farti imprigionare in nessuna etichetta o sbarra.
Funziona così con gli amici, in famiglia, nel mondo del lavoro e con la persona amata. Funziona così anche nelle nostre comunità.
Quindi non si tratta di essere questo o quello, di aderire a questo o a quell’altro credo. Si tratta di amarsi profondamente e di lasciare trasparire questo amore e rispetto che abbiamo per noi, anche di fronte agli altri.
Qui concludo, ma desidero dire un’ultima cosa.
Anch’io credo di vivere in tempi bui, ma sono convinta che si tratta degli ultimi oscurantismi di una società ottusa che stenta a morire. L’Italia è la roccaforte di queste politiche conservatrici. Non so quante vittime costerà questo accanirsi nei tempi di Costantino, re di Bisanzio.
Grazie a Dio, però, non dobbiamo dimenticare che siamo in Europa, in un’epoca in cui le informazioni viaggiano alla velocità della luce.
Per riportarci indietro dovrebbero spegnere tutto. Dico, anche la televisione a Monaco di Baviera o il computer delle cittadine in Provenza.
Davvero, credono di farcela?
Io credo di no. Anzi credo che i muscoli mostrati dalla chiesa cattolica e dalla politica che gli va dietro sono solo segno di una debolezza intrinseca.
Ci vorrà del tempo, ma come dicevo in un’altra lettera, io ho la profonda certezza che Babilonia e i suoi déi fasulli un bel giorno cadranno. E per noi quel giorno sarà una grande festa.
Un abbraccio fraterno
Rosa
Personalmente io condivido le opinioni di Luca Perilli.
Leggendo quello che ha scritto Cristian, ebbene io e il mio lui siamo proprio stati ospiti sabato scorso di un gruppo di giovani coppie, cattoliche, che si riunisce in una parrocchia ed è seguita da un frate. Siamo stati chiamati proprio per spiegare questa faccenda delle “coppie gay” e se volevamo o no il matrimonio. Quest’occasione di “testimonianza” (per usare la parola di Cristian, che condivido) non è facile, e per due motivi: (1) non càpita affatto spesso che un gruppo in casa cattolica abbia voglia di stare a sentire la voce diretta degli interessati. C’è stato bisogno di lunga riflessione fra gli animatori del gruppo e anche il cogliere l’occasione del tema dell’anno pastorale “altre esperienze di coppia” seguito; (2) anche noi abbiamo avuto il bisogno di una preparazione, perché immergersi di brutto in un ambiente naturalmente omofobo è pericoloso per la nostra propria omofobia interiorizzata, e si rischia di essere schiacciati dalle argomentazioni, oppure di reagire con aggressività. Il dialogo non è qualcosa che viene spontaneo: spontaneo è il conflitto e il litigio, per il dialogo ci vuole equilibrio d’animo, chiari principi in testa e abitudine a dialogare anche in situazione di conflitto.
Il nostro incontro, alla fine, si è rivelato un successo. È stato faticoso stare lì a raccontarsi e a “giustificarsi”, ma le persone poi sono venute a ringraziarci, a dire le loro esperienze, ad augurarsi di rivederci di nuovo.
ciao ciao a tutti. Alcuni giorni fa ho fatto tesoro di un incontro che Enzo Bianchi ha tenuto con un gruppo di omosessuali credenti e sono convinta come lui che oggi la Chiesa non è pronta per dare al suo interno una nuova forma all’omosessualità, ma forse non è che ora mi importi molto. Se la Chiesa mi chiederà di uscire, uscirò. Poi davanti a Dio ci andremo entrambi e vedremo il Signore cosa avrà da raccontarci. La Chiesa NON PUO’ PRENDERSI IL COMPITO DI FERMARE LA FANTASIA DI DIO! Così sono e così Dio mi ama.
Cara Rosa,
leggendoti è come se avessi ri-vissuto la mia esperienza che, per il momento, ancora non mi ha fatto approdare a una chiesa di riferimento. Anch’io sono sempre tentatissimo dall’ateismo (se un Dio-Amore che tutto può, permette a chi dice di operare nel Suo nome di fare tanto male, meglio cancellarlo definitivamente!), ma per fortuna ho ricevuto una educazione post-conciliare molto “progressista” e poco istituzionale che mi ha permesso di leggere il Vangelo da un’ottica molto più libera rispetto alla “verità” secondo la CEI.
Resta comunque il fatto che io mi senta tradito e non accettato da una Chiesa-matrigna verso la quale fatìco a non provare un poderoso astio. Come quello che qualunque figlio proverebbe verso una madre che ti caccia di casa in malo modo.
Voglio avere l’ardìre di pensare che tutto ciò abbia un senso all’interno di un ipotetico Disegno Divino: gli eventi “profetici” della Bibbia non avevano sempre un carattere rivoluzionario e anticonformista?
Ammiro la tua fiducia nell’Europa e quant’altro, ma ti inviterei a essere realista e a vedere che stiamo per precipitare in una profonda crisi del sistema capitalistico (cosa ci attende dalla recessione americana?): da tempo l’Economist aveva parlato di “System Failure” in un numero profetico di qualche anno fa che conservo gelosamente nel quale si prospettavano scenari che stanno accadendo. Le crisi sono la manna per la paura, l’irrazionalismo e la superstizione; tutti sentimenti umani assolutamente fecondi per gli integralismi religiosi di ogni genere. Certo, potrebbe essere il necessario crepuscolo di una civiltà che deve rifondarsi su altre basi… Ma quante vite costerà questo nuovo che si affaccerà? Sono inquieto, perché la mia Fede è davvero più piccola del famosissimo granello di senape.
Caro Luca,
come darti torto sulle riflessioni che fai a proposito dei tempi in cui viviamo?
Non ho purtroppo l’articolo dell’Economist di cui mi parli, ma so bene a quale tematica ti riferisci.
Penso spesso, però, a quali dovevano essere i tempi di Israele.
Sempre terra di conquista, di passaggio, soggetta a invasioni di ogni tipo: assiri, babilonesi, caldei, medi, romani e chi ne ha più ne metta.
E tutt’oggi, ancora terra di morti e devastazioni.
E nonostante questo, parole di speranza dai suoi profeti.
La paura io la conosco bene. E’ la sensazione che ti toglie le illusioni e le speranze di ogni tipo. A furia di prendere tanti calci, non sogni più. Per paura di sognare troppo, non sogni affatto.
Ci hanno insegnato che il peccato è andare a letto con qualcuno che amiamo e pochi insegnano che è la paura l’autentico peccato.
E quanti travestimenti nobili ha la paura, ne vogliamo parlare?
E’ un tema su cui potrei intrattenerti per giorni.
Il senso del dovere(non glielo dico, perchè lo farei soffrire troppo), il senso del sacrificio (mi sacrifico, non amerò chi voglio amare perchè mia madre rischia di morire), il senso della nobiltà (preferisco vivere soffrendo io, piuttosto che far soffrire gli altri), la lucida razionalità (ci sono pochissime probabilità che le nostre speranze si realizzino).
Etc. Etc Etc.
Qualcuno chiese un giorno a qualcun altro: qual è il contrario della fede?
E questo qualcuno rispose: la paura.
Io mi ripeto di frequente di non avere paura e di non perder tempo con l’odio.
Perchè hanno abitato spesso la mia casa e so in cosa l’hanno trasformata.
In un deserto.
Tu, nella tua lettera, dicevi che noi non possiamo rinunziare alle parole profetiche, divenendo autentici di fronte a noi stessi e agli altri.
Le parole di speranza sono le parole dei profeti.
E col tempo mi sono accorta che non sono del tutto dei matti scatenati, dei folli che si ostinano come dei somari a ragliare in mezzo al cortile, quando tutto sembra dargli torto.
Le montagne sembrano fortissime, e lo sono. Niente sembra smuoverle. Vivono da milioni di anni.
I papaveri invece sembrano fragilissimi. Un soffio di vento e inaridiscono. Ma non lo sono. Anche loro vivono da milioni di anni su questa terra.
Un abbraccio
Rosa
Carissima Rosa,
totalmente d’accordo con te. Non è un caso che l’invito evangelico più ripetuto (soprattutto nel periodo tra la Passione e la Resurrezione di Cristo) è: “Non temete, non abbiate paura”.
Appunto, il limite delle esperienze dei gruppi di gay credenti (cattolici) mi sembra proprio quello della paura. In questo caso della paura di fare, di essere “epifania”.
Forse ,spero, pochi di voi hanno avuto l’esperienza di avere un tumore e di guarire.Si passa da un primo momento di rabbia , di difesa di sè,di paura di non vedere crescere i propri figli ad un momento di depressione totale nel riaffrontare la vita con il dubbio sempre per uno due tre anni…e poi improvvisamente ci si accorge di essere invisibili.Gli amici ti guardano , sorridono ma non ti chiedono mai come stai, come vuoi passare quel che resta della vita.Sei invisibile e per salvare la tua vita, la tua dignità, la tua felicità devi urlare ‘esisto’ devi darti da fare ‘esisto’ devi essere allegra ‘esisto’ …Ci sono , nel paesone della bassa in cui vivo da trent’anni sognando Roma, diversi tipi di omosessuali tutti visibili e , sembra, accettati : una coppia che va a fare la spesa al supermercato e con cui ci scambiamo sorrisi e noia da spesa, un uomo che ho visto crescere all’ombra della Parrocchia, adesso è tendente al grigio ma a diciotto anni si metteva vestiti fru fru e tacchi a spillo e mi gridava dall’altra parte della strada “ti piacciooo?”, due intellettuali che si accompagnano a un popolo strano della notte e sono ormai vecchi e soli ma tutti esistono , non sono invisibili non so se hanno mai visto o sentito il bisogno di catacombe.Scusate i miei esempi di vita da ‘antica’ma vorrei farvi capire che cerco di capire , che non è sempre facile e che non voglio fare la mamma di nessuno ma anzi voglio mettere in gioco le mie esperienze come possibili scalini per arrivare tutti insieme ad una pace interiore che cerchiamo per ora in maniera molto chiara ma anche molto solitaria e nascosta. Vi abbraccio Erica
la meteorite che distrusse i dinosauri è un pezzo di Luna
che cadde sulla Terra a causa dell’inquinamento atmosferico
prodotto dalla vorace fame dei dinosauri.
Ora decide voi mascalzoni antieolici se è giusto inquinare e
tirare la corda a quel sottile equilibrio che tiene la Luna alla
Terra oppure promuovere l’eolico l’energia piu conveniente
al pari dell’idroelettrico tra le energie che non inquinano …
stiamo attenti che i 100000 morti della birmania e solo l’inizio
il peggio deve venire le temperature marine lo confermano .
si prevede aumento di aids e impotenza se va bene se va male altre catastrofi da virus e batteri o addirittura lo spostamento dell’orbita lunare che provocherebbe la morte di tutte le piante terrestri .