Riflessioni di un volontario del progetto gionata
Mi hanno chiesto di raccontare come sta andando l’organizzazione delle veglie per le vittime dell’omofobia del 4 aprile 2008. Ho avuto un attimo di panico e mi sono chiesto “e ora da dove comincio?”. Dopo averci pensato un po’ ho deciso di pubblicare questa mia riflessione – che tra l’altro ho inviato ad alcuni amici qualche giorno fa – in cui mi interrogavo sulle veglie, sul buon Dio, sul mio cammino di cristiano… sono solo pensieri, riflessioni e speranze… leggetele cosi, forse sono solo parole al vento o forse no… a voi decidere.



La veglia sarà un momento di preghiera e Dio ascolta sempre le preghiere dell’uomo che gli giungono dal profondo del suo cuore. Un cuore ferito ma anche gioioso e colmo di speranza perchè “le gioie genuinamente umane che fanno battere il cuore dell’uomo, per quanto limitate e talvolta banali, non sono snobbate da Dio.”
Un cuore pronto a mettersi in viaggio e impugnare il bastone del pellegrino e prendere con se la bisaccia del cercatore, per usare due espressioni molto care a don Tonino Bello. (“La bisaccia del cercatore” don Tonino Bello. ed. La meridiana).
“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” Gaudium et spes 1.
“Il bastone del pellegrino è il simbolo del cammino, un cammino faticoso che ogni cristiano deve compiere. E’ una provocazione permanente a lasciare gli antichi bivacchi, …e mettersi con coraggio sulle strade dell’esodo, verso gli incroci dove confluiscono le culture”. Noi omosessuali credenti conosciamo bene la fatica del cammino e l’immagine evocata da don Tonino Bello, ci appartiene in modo così pieno. Quanta fatica possiamo raccontare, quante paure abbiamo dovuto sconfiggere e quanto coraggio abbiamo dovuto trovare dentro di noi per portarci su strade inedite in cui dover e poter far incontrare il Vangelo di Cristo con la nostra vita, in un diaologo costante sempre nuovo, e ogni volta condotto oltre il limite del tempo, oltre anche la nostra identità. “Guai a fare del nostro frammento la misura del tutto”. E’ un pericolo sempre in agguato laddove ci si pone in atteggiamento di rivendica di una seppure legittima felicità e desiderio di pienezza.
Ed è l’incontro dell’altro che richiede a noi oltre che all’altro un costante e vigile allenamento per un dialogo attento e rispettoso in cui condurci entrambe all’accoglienza reciproca e alla compartecipazione delle esperienze di vita. Il sentirsi l’uno per l’altro compagno (cum pane), mangiare lo stesso pane.
Allora sarà possibile riempire la bisaccia del cercatore. “Non spegnete lo spirito. Non disprezzate le profezie. Esaminate ogni cosa: ritenete ciò che è buono” (1 Tess 5,19-21).
In questo camminare insieme con lo stato d’animo di chi vuole cercare, ogni cosa, ogni situazione che la vita ci offre può essere fonte di qualcosa di nuovo, di buono, di bello da riporre nella nostra bisaccia. Questa bisaccia non è quindi da svuotare, ma da riempire. Non ci deve animare la pretesa di dare soltanto, senza accogliere nulla. In questo esercizio di accoglienza anche l’altro è chiamato a crescere: si può correre il rischio che nei confronti di un alterità la bisaccia sappiamo aprirla soltanto per dare, e mai per ricevere.
Da: Francesco- Macerata su 9 Marzo, 2008
alle 12:09 pm
ho appena letto il messaggio dei giovani genitori che, l’anno scorso, hanno appoggiato con tanta sincerità ed affetto la Veglia contro l’omofobia. Noi siamo vecchi genitori ed abbiamo figli già grandi, continuiamo a preoccuparci per loro e vorremmo che fossero felici ma saggi…ieri mio figlio , che è ancora in casa ma lavora e spera di trovare una brava compagna , mi ha fatto vedere (per provocarmi) che si è proposto in rete per trovare l’anima gemella. In mezzo ad un bel gruppetto di ragazze c’era anche un bel biondo dichiaratamente gay. Ho pensato ‘adesso il mio bambino dice qualche castroneria’ invece no tranquillamente mi ha riferito che andranno a prendere un aperitivo insieme e forse diventeranno amici.A questo punto, visto che il 5 aprile è il mio compleanno: farò una cena in cui inviterò le persone che amo e che la pensano come me e , forse molto laicamente, viste le differenze di fede o di non fede della mia famiglia, condivideremo il pane ed il vino sperando di trovare sempre il coraggio di non farci pecore. Se mai siete andati in montagna e ogni cento metri avete trovato un nuovo dirupo da oltrepassare non vi siete sentiti più forti e più coraggiosi? e non siete tornati a casa felici?Io spero di sentirmi sempre così, abbracci Erica
Da: Erica su 14 Marzo, 2008
alle 4:46 pm
E’ esaltante sentire il tuo entusiasmo x il servizio che stai svolgendo ! A volte le nostre comunità e noi stessi dimentichiamo che Dio “sorride” di noi, dellanostra vita ! La sua gioia trabocca e ci da forza ed ogni sostegno x amare la vita !
Buona settimana santa !
Da: Filippo su 18 Marzo, 2008
alle 10:46 am
Ciao, cari amici, ho appena letto l’articolo che mi piace molto. Penso alla prima lettura di oggi dal profeta Osea che descrive l’atteggiamento del nostro Dio e la sua compassione: “Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.” Per me queste parole costituiscono un messaggio meraviglioso di liberazione, specialmente per i gay credenti. Ciascuno di noi sappia che egli è amato da Dio il cuo intimo freme di compassione. E noi non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura che determina, purtroppo, ancora la vita di tante persone omosessuali.
Thomas
Da: Thomas su 10 Luglio, 2008
alle 9:46 am