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Testimonianza di tratta da afirchile.blogspot, tradotta da Dino M.

“Come gay e mormone sento che la mia chiesa, di cui apprezzo i principi, mi sta discriminando. Per fortuna ci sono alcune persone che non seguono questa discriminazione, ma rappresentano l’eccezione. La triste realtà è che, per il fatto di essere gay, sono per la mia religione “un cittadino di seconda categoria”. “Benché la mia Chiesa dica che si devono amare i gay, la verità è che la mia Chiesa continua ad insegnare che essere gay è un comportamento “ripugnante e perverso” e che, a meno che non ci si penta, conduce alla dannazione eterna”. Ecco uno spaccato di cosa significa essere gay nella chiesa mormone.

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image Intervista di Kara Speltz tratta da soulforce.org, tradotta da Roberto Pavan di Newsletter Ecumenici

Vi presentiamo una donna speciale. Ha 65, lesbica e cattolica, ma da 15 anni è impegnata nella lotta non violenta contro la violenza omofobica dei rappresentanti di tante chiese. Ma aggiunge che prima bisogna comprendere che “la persona che è contro di te è anch’essa figlia di Dio, quindi Dio ama anche lei e ha una verità da insegnarci”. Come dice una canzone dei Beatles “quando accettiamo questo, noi siamo veramente figli di Dio e possiamo poi portare il nostro cambiamento all’esterno”.

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Active ImageTestimonianza di Rain tratta affirmation.org, tradotta da Afiero Domenico

Sono una donna filippina ventinovenne, una credente mormone arrivata negli Stati Uniti  come emigrante. Ho conosciuto alcuni anni fa una donna e abbiamo capitoche ci amavamo. Non so davvero perché ho questo forte sentimento verso di lei. Ma siamo molto felici ogni volta che stiamo insieme. Purtroppo mi manca molto la mia chiesa, ma non sopporto i loro sguardi di disprezzo o il fatto di essere oggetto di discussione da parte degli altri fedeli. Ma so che sono e sarò sempre “una figlia di Dio!”

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Active ImageRiflessioni di un volontario del progetto gionata

Mi hanno chiesto di raccontare come sta andando l’organizzazione delle veglie per le vittime dell’omofobia del 4 aprile 2008. Ho avuto un attimo di panico e mi sono chiesto “e ora da dove comincio?”. Dopo averci pensato un po’ ho deciso di pubblicare questa mia riflessione - che tra l’altro ho inviato ad alcuni amici qualche giorno fa - in cui mi interrogavo sulle veglie, sul buon Dio, sul mio cammino di cristiano… sono solo pensieri, riflessioni e speranze… leggetele cosi, forse sono solo parole al vento o forse no… a voi decidere.

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Active ImageCome cristiani di fronte alle tante vittime della violenza dell’omofobia e all’assordante silenzio del mondo cosa è possibile fare? Non è possibile tacere di fronte a tanta violenza. Ecco perché venerdì 4 aprile 2008 saremo in Veglia per ricordare le vittime dell’omofobia e quanti che per ignoranza, stupidità e pregiudizio sono stati i loro carnefici. E tu che fai? Tacerai anche questa volta o veglierai con noi?

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Active Image“Le chiediamo di fermare le aggressioni verbali e gli attacchi che il Suo governo perpetra nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT)”. Questo è l’inizio dell’appello che centoventi religiosi di diverse confessioni, guidati dall’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, hanno inviato nel febbraio 2008 al presidente dell’Uganda a seguito delle “aggressioni verbali e degli attacchi” che il governo ugandese stà attuando nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Parole ci ricordano che “ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (Matteo 25, 45)

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Active Image Articolo della Refo di Firenze tratto dal mensile “Diapora evangelica”, anno XL, agosto-settembre 2007, pp.34-35

Si può essere frustati, picchiati, imprigionati o impiccati solamente perché omosessuali? La risposta è si! In numerosi stati è la regola e l’Iran e tra questi. Ricordiamocelo! Per avere, come credenti, “la forza e il coraggio di indignarci e di combattere queste atrocità che ci riportano ad un passato in cui, anche in Europa, i gay e le lesbiche erano uccisi e deportati.

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Active ImageRiflessione di Joe Perez tratta da gayspirituality.typepad.com, tradotto da Francesco F.

L’omofobia è reale. È cattiva, è indecente, non è divina. E’ un sistema di credenze basate sull’odio e la paura delle persone omosessuali e sulla premessa che l’omosessualità è intrinsecamente inferiore, malata e degna di vergogna. Ma l’omofobia è sopratutto un problema di immaturità dovuta alla mancanza di una elevata consapevolezza spirituale. Perciò dobbiamo vedere le persone omofobe per quello che sono, ovvero persone immature che bisogna aiutare a compiere un lungo cammino verso una maggiore maturità morale e spirituale.

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Active ImageArticolo di Laurent Bervas tratto da casawaves.com, tradotto da Domenico Afiero

Ksar El Kébir è una cittadina del Marocco di 100.000 abitanti che in questi mesi è salita ripetutamente all’attenzione internazionale per alcuni fatti contro i diritti dell’uomo. Qui lo scorso novembre 2007  è iniziata una caccia all’uomo di quei cittadini sospettati di omosessualità. All’origine di questo evento le voci di un matrimonio omosessuale celebrato in città che sono stte lanciate in alcune prediche della moschea. Fatti che sono espressione di una società marocchina  “che vive come ai tempi dell’Inquisizione, dove l’omosessuale e’ un po’ la strega che si deve “bruciare” in nome di Dio”.

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Essere gay in Marocco

Active ImageTestimonianza dai Kal28 tratta da monchoix.net, tradotta da Dino M.

Esistono ancora tanti luoghi in cui l’omosessualità è tabù e dove rivelare di essere gay è impensabile.  Kal vive in una piccola città del Maghreb (Marocco) e aveva 29 anni, nel 2004, quando scrisse questa lettera con cui voleva “dire qualcosa ai gay che vivono male il loro orientamento sessuale, pensate sempre che ci sono persone come me, circondate da tutto un mondo che pone loro dei divieti … per farla breve vivo la peggiore delle solitudini per un arabo, vale a dire essere gay e cercare nello stesso tempo una stabilità sociale, psichica e professionale in assenza della minima via d’uscita”. Questa è la sua storia.

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