Cosa posso fare io di concreto contro l’omofobia?

Riflessioni di Gianni Geraci, portavoce del Guado di Milano

Carissimi, la notte scorsa un episodio di vandalismo e di intolleranza omofoba ha colpito il tempio valdese di Roma: alcuni ignoti hanno imbrattato la facciata sotto la grande bandiera Rainbow che annunciava l’adesione della comunità alla giornata internazionale contro l’omofobia, mentre sul lato dell’edificio che dà su via Marianna Dionigi sono comparse svastiche, croci uncinate e una scritta che spiega i motivi del gesto: “No froci”.
Intanto a Bergamo, nelle stesse ore, qualcuno ha imbrattato con commenti irripetibili i manifesti che, davanti al Tempio valdese della città, davano notizia della veglia per le vittime dell’omofobia di quest’anno.

Questi gesti debbono interpellarci tutti, così come ci debbono interpellare le dichiarazioni di quelli che parlano di un “complotto della lobby gay” o i volti fissi e pieni di livore nei nostri confronti di quanti fanno il sacrificio di restare in piedi per più di un’ora con un libro in mano per impedire l’approvazione di una legge contro l’omofobia.
Di fronte a questi gesti non basta starsene seduti in casa davanti al PC e strillare la propria indignazione alla rete, in attesa di ricevere tanti “mi piace”.Di fronte a questi gesti non ha senso trasformare la vittoria di un’operazione commerciale come quella rappresentata da Conchita Wurst in una bandiera dell’accoglienza nei confronti di gay, lesbiche e transessuali: mentre lei vende milioni di copie delle sue canzoni ci sono milioni di omosessuali che vivono nel terrore di essere scoperti, che vivono nel disprezzo di chi conosce la loro condizioni, che vivono nella paura di chi sa che tutti i giorni e tutte le notti, ci sono in giro persone che sono disposte a violare la legge pur di dare sfogo all’odio che covano dentro nei loro confronti.

Di fronte a questi gesti, invece di strillare la propria rabbia in commenti pieni di livore, occorre rimboccarsi le maniche e chiedersi: cosa posso fare di concreto per superare l’omofobia che c’è intorno a me?

Di fronte a questi gesti occorre smetterla di litigare e di cercare di imporre le proprie idee agli altri per iniziare invece con loro un lavoro concreto fatto di studio, di comunicazione, di attività culturali, di momenti di preghiera e di manifestazioni politiche finalizzate tutte al superamento del clima di intolleranza che c’è nei confronti dell’omosessualità.
Leggiamo di più: di libri che parlano seriamente di omosessualità ne escono tanti, ma le poche migliaia di copie che di quei libri si vendono sono un grannello di sabbia nel mare di parole che si dicono sull’omosessualità.

Partecipiamo di persona alle tante manifestazioni che, in questi giorni, hanno come obiettivo quello di mettere al centro dell’attenzione il tema dell’omotransfobia con le sue tante sfaccettature.
Ci saranno incontri, ci saranno flash mob; ci saranno presentazioni di libri, ci saranno proiezioni di film; ci saranno manifestazioni all’aperto, ci saranno veglie di preghiera nelle chiese.
C’è solo l’imbarazzo della scelta per decidere finalmente di alzarsi da quelle sedie dove, seduti, ci illudiamo di cambiare il mondo strillando la nostra indignazione su qualche Social network o condividendo e aggiungendo qualche “mi piace” alle notizie che ci piacciono.

I gruppi di omosessuali credenti e alcune comunità cristiane (in Italia e all’estero), in questi giorni, hanno deciso di fare qualcosa di concreto organizzando delle veglie pubbliche di preghiera in cui ricordare le vittime dell’omofobia.
Le violenze della notte scorsa dimostrano come questa scelta tocchi nel vivo chi fa dell’odio e del disprezzo nei confronti delle persone omosessuali una ragione della propria vita.

E le violenze della notte scorsa dovrebbero interpellarci per farci prendere la decisione di informarci e di partecipare a una delle tante veglie che, da qui a fine mese, si svolgeranno in tutta Italia.