A Genova la Curia dice No alla Veglia per le vittime dell’omofobia in parrocchia

Lettera aperta di Laura Ridolfi, referente del gruppo Bethel – cristiani LGBT della Liguria

E’ con grande rammarico e sconforto che mi appresto a comunicare che la Veglia di preghiera per le vittime dell’omo/transfobia e di tutte le discriminazioni organizzata da Bethel, il gruppo di credenti omosessuali Liguri, che doveva avere luogo nella Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia di Genova il 20 maggio, NON potrà essere celebrata in quanto la Curia genovese non ha dato il permesso al Parroco di poterLa ospitare. La motivazione che è stata data, e ci tengo a precisarla affinché non ci siano fraintendimenti, è che questa veglia di preghiera non è opportuna a causa delle imminenti elezioni politiche regionali.

Così mentre tante Veglie, nei giorni precedenti e successivi al 17 maggio (giornata internazionale contro l’omofobia, IDAHO), faranno memoria delle vittime della violenza dell’omo-transfobia in tante parrocchie cattoliche, da Palermo a Milano, da Catania a Roma, a Genova questo non sarà possibile. Per la prima volta non c’è posto per una veglia di preghiera in ricordo delle vittime della violenza dell’omofobia e di tutte le discriminazioni organizzata dal gruppo Bethel.

Gruppo nato nel 2009 per volere di Don Piero Borelli ed ospitato prima all’interno della Parrocchia del Don Bosco di Genova e successivamente presso la Parrocchia di San Benedetto al Porto di don Gallo. Poi con la morte di Don Piero Borelli e di Don Gallo abbiamo dovuto chiedere accoglienza per la veglia presso altre parrocchie. E l’accoglienza l’avevamo sempre trovata fino a quando non è arrivato il parere contrario dalla Curia, una settimana prima della veglia. Sta di fatto che per la prima volta, dal 2009, non sarà possibile svolgere la Veglia di Genova all’interno di una Chiesa Cattolica.

Con l’avvento di Papa Francesco mai avrei pensato, quest’anno, di dover fare i conti con un no. E invece il no è arrivato. Naturalmente non viene contestata la bontà della veglia di preghiera, nessuna delle veglie che si erano susseguite dal 2009 aveva mai creato il minimo imbarazzo nelle comunità cattoliche che le avevano ospitate. Il motivo del No ci dicono in curia è legato all’imminenza delle elezioni regionali.

Ancora adesso mi chiedo come la nostra piccola veglia di preghiera avrebbe potuto rovinare le elezioni in Liguria, ma non abbiamo insistito con la curia genovese. E così, mentre tutti i gruppi di cristiani italiani si riuniranno in questi giorni in Italia per celebrare una veglia in una chiesa cattolica, noi cattolici genovesi ci troveremo letteralmente per strada, non avendo trovato posto in una delle tantissime chiese cattoliche che ci sono in città.

Ora che fare? La prima idea è stata quella di organizzare una veglia all’aperto, magari davanti a una chiesa. La seconda idea è stata quella di rinunciare a una veglia pubblica per ritrovarci a pregare in privato.La terza idea è stata quella di accettare sia il rifiuto che ci è stato opposto sia i limiti che noi abbiamo, proponendo una veglia pubblica nell’unico spazio che gli omosessuali credenti genovesi gestiscono direttamente presso la sala comunale di Salita del Prione. Abbiamo deciso d’invitare il 26 Maggio, presso il Centro Civico Remigio Zena, tutte le persone di buona volontà di Genova a unirsi a noi per ricordare tutte le donne e gli uomini vittime della violenza dell’omofobia e per riflettere sul versetto che quest’anno unirà tutte le veglie che si svolgeranno in giro per il mondo: “Io ti celebrerò perché sono stato fatto in modo stupendo; meravigliose sono le tue opere e l’anima mia lo sa molto bene” (salmo 139,14)

“In quell’occasione ci accorgeremo forse di essere deboli. In quell’occasione ci accorgeremo forse di essere più isolati di quanto pensavamo. In quell’occasione ci accorgeremo senz’altro di essere poveri. Ma la nostra debolezza, il nostro isolamento, la nostra povertà ci avvicineranno a Gesù che prega da solo nell’orto degli Ulivi, molto di più dei grandi eventi politici che si svolgeranno nei giorni successivi.”

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