Ciao Nicola, che ci hai lasciato durante la veglia di Palermo

Riflessioni di Marco e Fabio del gruppo Ali d’aquila di Palermo

La funzionalità coronarica e quindi la vita di Nicola D’Ippolito, del gruppo Ali d’aquile di Palermo, era da molto tempo appesa a un filo, all’unica coronaria rimastagli funzionante. Infarto fulminante ieri sera quasi a piazza Pretoria a Palermo, mentre dirigeva l’ingresso in piazza del bandierone arcobaleno di 20 metri, retto dagli esponenti delle chiese organizzatrici della veglia ecumenica per il superamento dell’omofobia e della transfobia palermitana, per la prima volta (idea sua!) da tutti i principali leader dell’associazionismo lgbt palermitano e del coordinamento pride, che aprivano la fiaccolata durante la veglia per il superamento dell’omofobia, partita dalla chiesa di Casa professa al termine della liturgia di preghiera, e diretta a Palazzo delle Aquile dove avremmo dovuto leggere testimonianze in positivo (idea di Nicola) e leggere e sottoscrivere una lettera al presidente Mattarella e a Renzi, mentre il bandierone sarebbe dovuto esser srotolato dall’alto al centro dell’atrio del palazzo (idea di Nicola), ma… il suo cuore non ha retto! … sicché a Palazzo delle Aquile non siamo mai arrivati. Dopo 40′ di massaggio cardiaco e defibrillatore, la serata é proseguita poi in un cerchio di canti e candele e un paio di orazioni funebri intorno alla salma, per terra, coperta da un telo.

Scrive Fabio “Sei stato fino all’ultimo vicino alla tua bandiera arcobaleno, non volevi andartene solo e per l’ultimo saluto hai avuto tutti i tuoi amici, tutti i tuoi gruppi, tutte le tue chiese, tutta la Palermo bella che lotta contro l’omofobia e la transfobia, che tu hai realizzato per primo a Palermo nel 2007, e che oggi si è riempita di tanti compagni di strada. Avresti dovuto consegnare al Palazzo delle Aquile la lettera su “pari dignità e diritti” alle massime istituzioni attraverso il Sindaco, mancavano pochi metri all’ingresso del Comune, ma ci hai lasciati proprio dietro l’angolo di Piazza Pretoria, increduli, come un colpo di teatro, da grande uomo del teatro quale tu sei stato.
Quel corteo che tu volevi fosse festoso e non a lutto per i morti di omofobia, si è trasformato nella tua veglia funebre. Abbiamo letto la tua lettera dinanzi al Sindaco accorso pure vicino a te, e come ultimo saluto ti abbiamo cantato Ali d’Aquila, “così nelle Sue mani vivrai. Ciao Nicola”.