“Tempo di elezioni”, no dalla diocesi alla veglia anti-omofobia a Genova

Articolo di Donatella Alfonso pubblicato sul sito di Repubblica edizione di Genova il 16 maggio 2015

La preghiera resta fuori dalla chiesa, se la veglia contro l’omo-transfobia, una consuetudine a Genova fin dal 2009, cade in periodo di campagna elettorale. Con questa motivazione, di fatto, l’appuntamento previsto per il tardo pomeriggio di mercoledì 20 alla parrocchia della Sacra Famiglia di via Bobbio, viene cancellato.Don Ferdinando Primerano, il parroco della sacra famiglia ha quindi di fatto chiuso le porte della sua chiesa al gruppo Bethel, la comunità che raduna credenti Lgbt o loro familiari dopo che due settimane prima era stato concordato l’incontro con i referenti del gruppo, Laura Ridolfi e don Claudio Boldrini.

Una scelta personale o un “consiglio della Curia” guidata dal cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, presidente della Cei? Ufficialmente Don Ferdinando riferisce di aver cambiato parere. Ma forse non da solo. «Potrebbe essere stata una questione di prudenza, una cautela per non cadere in strumentalizzazioni – spiega don Silvio Grilli, responsabile della comunicazione in Curia – I parroci devono guardare ai confini della loro parrocchia, sui tanti problemi e incarichi che già hanno; sul resto è giusto che si consiglino se farlo oppure no. E questo argomento può dividere e creare strumentalizzazioni, perciò se il parroco ha deciso così, l’ha fatto per evitare tensioni ai suoi parrocchiani».

Tensioni sui temi etici sono comprensibili, ma è il riferimento alle elezioni che sconcerta i promotori dell’iniziativa. “Rammarico e sconforto” sono i toni che Laura Ridolfi usa nella lettera aperta in cui informa che Genova sarà l’unica grande città italiana nella quale la veglia – una consuetudine nata intorno alla data del 17 maggio, la giornata nazionale contro l’omofobia -dovrà spostarsi da una chiesa ad un luogo “civile”, cioè il salone del centro Civico Remigio Zena, il 26 maggio, aperta “a tutti genovesi di buona volontà”.

«Io mi chiedo come la nostra piccola veglia di preghiera avrebbe potuto rovinare le elezioni in Liguria» riprende Laura Ridolfi. Dalla Curia, la spiegazione: «Un argomento come questo può essere frainteso. Le leggi in materia vengono favorite o avversate, creano divisioni, è stata una scelta di cautela». Quindi, in periodo elettorale, meglio astenersi da quanto potrebbe disturbare una par condicio davvero singolare.

Il gruppo Bethel è nato a Genova nel 2009, con l’accoglienza da parte di don Piero Borelli alla parrocchia di Don Bosco a Sampierdarena. Poi, dopo la sua scomparsa, alla chiesa di San Benedetto al Porto, con Don Gallo e poi con don Federico Rebora. «Quest’anno una persona del gruppo, parrocchiano della Sacra Famiglia, ha fatto la proposta al suo parroco, anche perché è giusto aprirsi ad altre comunità – racconta Ridolfi – Quello che è successo davvero, dopo, io non lo so, se non che siamo rimasti letteralmente per strada. E abbiamo scelto di fare una veglia pubblica, accettando sia il rifiuto che i nostri limiti, nell’unico spazio che gli omosessuali credenti genovesi gestiscono direttamente presso la sala comunale di Salita del Prione».

Sui social network la lettera aperta del gruppo genovese è stata condivisa, a partire dal portale del gruppo fiorentino Gionata, che raccoglie le diverse comunità cristiane Lgbt. “Genovesi, non fatevi fermare da nessuno, il Vangelo è amore e carità, non dittatura!” si legge in un post di solidarietà su Facebook.