A Bologna ora la Chiesa prega con i cristiani LGBT

Articolo di Caterina Giusberti pubblicato su Repubblica – edizione di Bologna del 17 maggio 2016

Sono una cinquantina, si trovano una volta al mese alla parrocchia di San Bartolomeo della Beverara (di Bologna). Sono più uomini che donne, ma da qualche anno tra di loro c’è anche una nutrita rappresentanza femminile. I cattolici gay sono un mondo che vive all’ombra della Chiesa di Bologna da trent’anni, quando fu fondato il gruppo “In Cammino”, ma l’arrivo del nuovo vescovo li ha spinti ad uscire fuori, allo scoperto.

Da alcune settimane hanno anche un assistente spirituale: il parroco della Beverara, don Maurizio Mattarelli. «Questo gruppo si ritrova qui da qualche tempo: mi hanno chiesto di seguirli con maggiore continuità, e ho accettato, anche se — precisa — per adesso non ho avuto nessuna investitura formale». E se fino a ieri con via Altabella ci si limitava agli auguri di Natale, in questi mesi i cattolici gay bolognesi hanno avuto diversi contatti anche il vescovo Matteo Zuppi. Telefonate, visite informali, colloqui: segnali di accoglienza, di un cambio di passo. In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, stasera alle 21, organizzeranno una veglia contro le discriminazioni, insieme al gruppo di cattolici di base “Noi siamo chiesa”.

Avevano invitato anche il vescovo, lui non verrà perché è impegnato ad una riunione della Cei a Roma, «ma rispetto agli anni scorsi è tutta un’altra musica — spiega Micol Tanzi di “Noi siamo Chiesa” — è un salto epocale. Dubito che la Curia sia mai stata invitata a partecipare a veglie di questo tipo: c’era la necessità di non farsi notare, di non fare percepire l’evento come una provocazione».
Insomma sembrano passati anni luce da quando — proprio alla Beverara — il predecessore di don Mattarelli, don Nildo Pirani, venne bacchettato dalla Curia per aver concesso una sala prove al coro gay Kosmos, (che da allora ha traslocato felicemente dai valdesi). Ma anche da quello che succede a pochi chilometri da qui, a Reggio Emilia, dove da dicembre ha aperto una sede del gruppo ultracattolico Courage, che “cura” con preghiera e castità chi “ha attrazione per persone dello stesso sesso”.

«L’omosessualità — ragiona Angelo, 47 anni, uno dei membri del gruppo della Beverara — è un modo di essere, è come avere i capelli rossi: non è sbagliato, solo diverso». Giorgio (il nome è di fantasia) 33 anni, al gruppo “In Cammino” ci è arrivato cinque anni fa, cercando su internet «Vivevo una doppia vita — racconta — Avevo una fidanzata andavo in chiesa: trovare questo gruppo mi ha permesso di fare outing. Può sembrare una cosa strana non volevo che l’essere gay mi allontanasse dalla fede e non volevo che la fede mi costringesse a nascondere quello che sono. Nel nuovo vescovo riponiamo grandi aspettative».
Intanto Don Maurizio, stasera, parlerà di tenerezza e paura. «La paura che spinge a discriminare chi è diverso e della tenerezza che serve ad accettare e ad accettarsi».