E’ solo amore. Il cammino di una coppia gay nella veglia contro l’omofobia

Testimonianza di Filippo del gruppo Kairos

Firenze. La “nostra” Firenze accogliente, è stata ancora una volta lo scenario della veglia contro l’omofobia e la trans-fobia. È la mia quarta veglia, la seconda a cui partecipo con accanto il mio compagno. La prima dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili. Le emozioni che si rincorrono sono tante.

Al collo il mio fazzolettone di Adulto scout, in tasca la testimonianza ricordo dell’ultimo ragazzo gay, in ordine di tempo, che si è tolto la vita perché respinto dai genitori adottivi dopo il suo coming out, sulla qual cosa molto ci sarebbe da riflettere circa le capacità genitoriali dei singoli individui

Attraversiamo tutti insieme le strade della città nella quale, grazie al cammino sostenuto dagli amici di Kairos, ho fatto pace con me stesso, con il mio orientamento omo-affettivo, con la mia fede in Cristo Gesù.

Una strana sensazione mi assale; penso a come è cambiata la mia vita in questi anni, ai progressi fatti con grande fatica dalla nostra Chiesa per riconoscerci quale parte del disegno di Dio, a quanta sofferenza per le donne e gli uomini LGBT in tante parti del mondo….e ancora molto vicino a noi.

È un martedì lavorativo ma tra turisti e residenti in giro le persone non mancano. Attiriamo certamente l’attenzione con la nostra variopinta carovana che si fa largo tra i marciapiedi e le strade all’ora dell’aperitivo. Non pochi si fermano ad ascoltare le tappe delle testimonianze che come in una laica via crucis, riflettono sulle discriminazioni di ogni sorta e genere. Mi chiedo cosa avrei pensato io qualche anno fa se mi fossi trovato a vederci passare. Forse mi sarei allontanato velocemente per respingere la tentazione di provare un sentimento di condivisione o di invidia per quelle persone che con molta naturalezza e senza alcuna vergogna manifestavano ciò che sono e quello in cui credono. Mi piace sperare che tra i passanti ci sia stato qualcuno, nella mia stessa condizione di non molto tempo fa, e che la nostra testimonianza gli abbia procurato conforto e speranza.

Quando arriviamo alla chiesa valdese, luogo della veglia ecumenica, è come una rivelazione; il grande crocifisso che campeggia infondo alla navata, spoglia da ogni altro arredo liturgico, si presenta ai nostri occhi con tutta la forza evocativa della nostra fede.

È Cristo che ci ama e ci accoglie e null’altro. Mi alzo per leggere il breve ma sempre significativo brano del vangelo di Giovanni «…da questo vi riconosceranno da come vi amerete», e quando ritorno al mio posto, prima di sedermi per ascoltare la riflessione della pastora, il gesto spontaneo di affetto verso il mio compagno, quasi a voler ribadire che eravamo li per condividere il nostro amore e quello per il Signore. Chissà quanti di quelli che conosco avrebbero provato un moto di indignazione per quel tenero siparietto, una parentesi di normalità, magari anche fuori luogo, ma di piena condivisione.

Fuori da quella chiesa c’era e c’è tutto un mondo pronto a vomitarci addosso tutta la sua rabbia omofoba, ma quel crocifisso innalzato come un vessillo è li a ricordarci che non siamo soli e che è lui «la Via, la Verità e la vita».