“Tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi” (Isaia 43,1.4)

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Esegesi con note omiletiche su Isaia 43,1.4 redatte dalla Commissione “Fede e Omosessualità” delle chiese Battiste, Metodiste e Valdesi per le veglia per il superamento dell’omofobia e della transfobia 2019

 “[Ma ora così parla il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, colui che ti ha formato, o Israele!] Non temere perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perché sei stimato e io ti amo [io do degli uomini al tuo posto, e dei popoli in cambio della tua vita.” (Isaia 43,1.4).

Esegesi: Dopo il poema della creazione (40: 12-31) e quello del giudizio elle nazioni (41: 1-42: 4) adesso, il poema della redenzione. Se negli altri si canta il passato e il presente, qui l’asse del tempo si sposta nel futuro.
Dopo l’Israele, qui Dio diventa il protagonista. Eppure, questi contrasti non devono essere dichiarati troppo forti, perché le due sezioni del poema sono scritte in relazione tra loro, e Dio e Israele sono presenti in entrambe le parti.
Eppure, c’è una rottura come indicano le parole di apertura: ma ora (cfr 44:1a, 47:8; 49:5). Allora segue la formula oracolare, così dice il Signore, ampliato nel solito modo di secondo Isaia. Tali espansioni hanno sempre un contenuto adatto ai loro contesti. Come le parole di apertura della rivelazione sono seguite dalla creazione, così l’imperativo oracolare Non temere è seguito dalla redenzione; i due focus dell’escatologia del profeta.
La rivelazione viene prima, poi la creazione, poi la redenzione.
Israele vive tra l’inizio e la fine, la sua creazione e redenzione, ma entrambi stanno nella matrice della rivelazione. I resti dell’interludio della storia. Sono la terra della sua esistenza: della sua comprensione di chi è; della sua origine e del suo destino.

Colui che ti ha formato: un’interpretazione alternativa è “il tuo creatore… e il vostro Artefice “(cfr. 44:2, 21, 24, 45:11; 49:1). Dio era ed è il creatore di Israele. Israele non guarda la sua creazione un evento che ha costituito un permanente, immanente realtà del suo essere; piuttosto, è stato un evento unico che l’ha fatta esistere, con la quale Yahweh l’ha scelta per essere il suo popolo, eppure in ogni momento della sua vita dipendeva dalle sue opere, sempre nuove e sempre il risultato della sua volontà, dello scopo e della grazia e dei riferimenti citati (Esodo 34:10 Numero 16:30; 43:1, 15; 45:7 e 48:7 e 54:16 e 57:19 e 65:18 e PSS. 51:12; 102:19 e Eccl. 12:1).

O Jacob, O Israele è quindi molto personale (Vedi.41:8). La relazione è  radicata nelle elezioni, l’evento dell’esodo dall’Egitto e nel patto sul Sinai, che sono ricordati ed arricchiti di contenuti dall’esperienza di nuove”creazioni” nella vita di Israele.

Ti ho riscattato, … ti ho chiamato per nome, sei mio: i primi due verbi sono dei perfetti profetici. Non registrano ciò che è accaduto ma piuttosto ciò che sta per accadere. Il tempo della redenzione di Israele si avvicina. La redenzione viene prima – e il profeta lo sa – poi la nomina, poi l’alleanza.
La chiamata di Dio conferisce a Israele la sua identità, il suo carattere, la sua storia e le sue unicità (cfr. Gen. 32:24-3; 33:12, 16; 45:3, 4). L’appartenenza di Israele a Yahweh è speciale, un tesoro prezioso (cfr. Esodo 19:5). È consapevole di appartenere a lui, e questa appartenenza è la fonte della sua fiducia e della sua speranza.

La struttura generale del versetto: una transizione, ma ora; una formula di rivelazione oracolare; due participi in apposizione con Yahweh, “il tuo creatore” e “il tuo Artefice”; due vocativi; un grido di apertura, Non temere, ampliato da una triade impressionante introdotta da KÎ, perché, culminando nella parola alleanza, tu sei mio. Il messaggio della redenzione è ambientato in un quadro escatologico universale.

4a. Sei prezioso […] perché sei stimato e io ti amo. Il motivo dell’amore di Dio è presente in tutti i poemi, e qui di nuovo, Secondo Isaia è fedele alle tradizioni che risalgono alle origini della fede di Israele. Nell’ora della redenzione l’amore di Dio realizza la sua opera più grande.
Il profeta esaurisce ogni simbolo a sua disposizione per esprimere la profondità e la potenza dell’amore divino. Qui l’amore di Dio appare in un contesto più ampio e universale, disegnato in parte dalla storia contemporanea, in parte dall’immaginazione escatologica e dalla tradizione dell’Alleanza (cfr. p.e. Esodo 19:5).

Commento

La grazia straordinaria di Dio. In netto contrasto con le precedenti strofe di giudizio, questa strofe inizia con un momento Ma ora. Dio non  è mai sconfitto anche se Israele non si pente e non mostra il minimo segno di reattività. Non c’è nulla nell’atteggiamento del suo popolo che lo incoraggi. Tutto ciò che segue è la sua pura grazia. Robert Rainy “La grazia è bontà che trionfa su tutte le ragioni.” È quando la situazione umana appare assolutamente disperata che Dio interviene gentilmente: Ma ora così parla il Signore.

Egli viene in soccorso come creatore e artefice della nazione. Egli non abbandonerà l’opera delle sue stesse mani (Salmo 138:8). Sarebbe come confessare il fallimento totale del suo piano per la redenzione del mondo. Israele deve ricordarsi sempre della sua origine. Dio lo ha scelto e lo ha formato per uno scopo particolare. Tuttavia, a volte, Dio stesso il Creatore ha la tentazione di provare ad abbandonare la sua vocazione eppure persiste nell’amare il suo popolo anche quando il suo popolo si allontana . L’Apostolo Paolo esprime proprio questo amore totale di Dio, questa fiducia nella assistenza e nella presenza di Dio nei confronti dei cristiani “ E ho questa fiducia: che Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”  (Filippesi 1:6).

Ci sono occasioni in cui ci scoraggiamo perché la Chiesa sembra morta; non riesce a  compiere  il suo ruolo nella società e non usa nel miglior modo i doni che Dio mette a sua disposizione. Allora è il momento ricordarci che Dio creò e formò la Chiesa. Possono mancare tutti i segni che essa sia opera delle mani di Dio; tuttavia Egli glielo ha regalato il suo Spirito e  “i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili”  (Romani 11:29).

Dio non ha terminato il suo lavoro con la sua Chiesa o con i suoi membri. È la sua fedeltà verso la sua creazione, verso le sue creature che ci rafforza nella fede quando tutto va al contrario di come dovrebbe essere.  Questo è il nuovo e distintivo messaggio del secondo Isaia.

Ti ho chiamato per nome, sei mio. Il nome di Dio, la sua reputazione sono in gioco. Dio non può permettere e non permetterà che coloro che sono stati chiamati “il suo popolo” si rivelino una delusione e che ha dovuto abbandonarli. (Cfr. “Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si ve’rgogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città” (Ebrei 11:16). Questo è l’incoraggiamento ancora più forte per la chiesa cristiana.

È l’intera creazione e redenzione della nazione da parte di Dio – che spinge il profeta a dichiarare il suo Vangelo distintivo

Non temere. Tu sei prezioso nei miei occhi, perché sei stimato e io ti amo. Cosa c’era in questo popolo che lo rese prezioso, onorevole agli occhi di Dio e amato da Lui? Siamo avvolti dal mistero supremo dell’elezione di Dio. (Cfr. “Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti […]” Deut. 7:7). Egli non può dare altra spiegazione, tranne l’inspiegabile amore di Dio e la sua fedeltà alla sua alleanza.

C’è sempre questo elemento di mistero nella grazia di Dio. L’Apostolo Paolo resta meravigliato  di fronte al “miracolo” della grazia di Dio ed afferma : “A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data la grazia […]” (1Efesini 3:8). La grazia è amore che opera contro tutto ciò che sembra renderlo impossibile.

PROGETTO OMILETICO: 

L’amore di Dio per tutte le sue creature; La Chiesa chiamata a concretizzare questo amore senza discriminazione

SPUNTI OMILETICI: Le persone LGBTQI con, in e di fronte a Dio

  1. Ma ora, il Signore ti dice Non temere! (Come combattere la paura che le persone LGBTQI sentono perché non comprese, discriminate, derise, trattate con disprezzo, non accettate a causa di un forte atteggiamento omofobico?).
  2. Ti senti chiamato/a per nome, prezioso/a agli occhi di Dio e stimato?
  3. Senti l’amore di Dio per te?
  4. Senti la voce di Dio che ti parla in questi versetti? Ti senti accettato/a e protetto/a da Lui?

LA CHIESA E IL SUO RUOLO NELLA SOCIETA’

  1. Siamo una chiesa viva o morta?
  2. Quale è il ruolo della Chiesa nell’accompagnare i suoi fedeli?
  3. La Chiesa (la mia chiesa a prescindere dalla confessione religiosa) teme la diversità?
  4. Gesù Cristo, la sua passione, il suo piano di salvezza non è un fallimento!
  5. La grazia di Dio è universale e senza fine.
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