L’arcivescovo di Palermo per la Giornata Internazionale per il superamento dell’omotransfobia

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“Non c’è qui né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”. E’ il passo di Galati 3,28 che ha guidato la Veglia Ecumenica per il Superamento dell’Omotransfobia di Palermo.

L’Arcivescovo Corrado Lorefice della diocesi cattolica di Palermo ha partecipato all’iniziativa inviando una Sua preghiera letta durante la veglie.

Il Comitato Organizzatore delle Veglie per il Superamento dell’Omotransfobia di Palermo ha deciso di essere presente (per il quattordicesimo anno consecutivo) per rinnovare l’impegno a pregare insieme, questa volta on line, in questo momento difficile in cui non ci è possibile stringerci fisicamente, e il 14 maggio alle ore 19:00 ha coinvolto in preghiera oltre venti realtà palermitane, tra cui i gruppi di omosessuali credenti, chiese di varie denominazione, parrocchie cattoliche, movimenti ecclesiali, movimenti di impegno civile, scuole e tante altre realtà che hanno deciso di fare rete anche con il patrocinio del Comune.

Intenzione di preghiera dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, scritta in occasione della veglia per  Giornata Internazionale per il superamento dell’omotransfobia (17 maggio 2020)

Lo scorso anno Papa Francesco ha parlato dell’insorgere di nuove oppressioni «tipiche del nazismo con le sue persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari, le persone di orientamento omosessuale», frutto della cultura dello scarto che «combinata con altri fenomeni psico-sociali diffusi nelle società del benessere, sta manifestando la grave tendenza a degenerare in cultura dell’odio». E aggiungeva: «Occorre vigilare, sia nell’ambito civile sia in quello ecclesiale, per evitare ogni possibile compromesso – che si presuppone involontario – con queste degenerazioni» (Discorso, 15 novembre 2019).
Nei momenti di crisi ‒ a maggior ragione in un cambiamento d’epoca come il nostro ‒ ogni società produce capri espiatori e «per contagio mimetico esplode una violenza bestiale» (R. Girard).

La celebrazione di questa Giornata Internazionale per il superamento dell’omofobia contribuisca a diffondere un messaggio di pace, perdono e riconciliazione perché sia riconosciuto e accolto ogni Volto umano.

Ascoltiamo e apriamoci al ‘dia-logo originario’, per rispondere alla prima domanda rivolta da Dio all’uomo: “Dove sei tu? E dov’è tuo fratello, sì, proprio quello che hai messo da parte, che hai trascurato, che hai eliminato?”.

Il Volto dell’altro ci rappresenta, ci narra, ci fa riconoscere, ci fa essere persona. Ci rende ‘respons-abili’, ci ricorda che siamo relazione, chiamati ad accoglierci teneramente gli uni gli altri, ad essere fratelli e soccorritori, non oppressori.
In questo tempo di pandemia, le distanze imposte ci provocano ad essere ‘curiosi’ del Volto del fratello (soccorritori); ‘curiosi’ del vero Volto di Dio (adoratori), spesso travisato anche in nome delle appartenenze religiose.

Nella vita di Gesù Cristo si riscontra solo bontà, innocenza, mitezza, prossimità, e-vangelo (bella notizia). Egli sconfigge l’odio con l’amore, la violenza con la mitezza, l’indifferenza con la cura dell’altro. Il sentimento che lo caratterizza ‒ rivelativo del Volto misericordioso di Dio ‒ è la compassione.

Non si tratta di fare qualcosa di difficile o di nuovo. Siamo chiamati tutti ad essere artigiani di una cultura dell’accoglienza e della compassione. Tenaci soccorritori e autentici adoratori.

Palermo, 6 maggio 2020
+ don Corrado Lorefice