Volti e storie dalla veglia on line per “celebrare le diversità” di Trieste

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Il 17 maggio 2020, alle ore 18.30, alle 19.30 si è svolta on line per l’8° volta in Friuli Venezia Giulia una veglia ecumenica di preghiera per la celebrazione delle diversità, organizzata da Progetto Ruah, in collaborazione con le chiese evangeliche Luterana e Valdese-Metodista e con il Gruppo camminare Insieme.

Quest’anno il versetto che accomuna le veglie – tratto dalla lettera di San Paolo ai Galati – sarà “Non c’è qui né giudeo né greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femminina; perché voi tutti siete uno in Cristo” (Galati 3,28).

La tradizione di queste veglie di preghiera risale al 2007, nei giorni in cui si celebravano le esequie del giovane Matteo, morto suicida a seguito delle angherie omofobe dei suoi compagni di scuola, quando i cristiani omosessuali di Firenze, sconvolti da questa assurda tragedia, lanciarono l’idea di dar vita a una veglia in memoria di tutte le vittime dell’omofobia.

Da allora in tutta Italia e in molti altri paesi del mondo nei giorni precedenti e successivi al 17 maggio (giornata internazionale per la lotta all’omofobia) momenti di preghiera per sollecitare tutti, credenti e non credenti, a essere costruttori del cambiamento, con un annuncio di amore ma anche di impegno concreto contro ogni tipo di violenza e di pregiudizio.

Quest’anno le veglie si sono svolte tutte on line per il “distanziamento sociale imposto a causa della pandemia di CORONAVIRUS. Ricordando le vittime di ogni discriminazione quest’anno un pensiero va anche ai malati e ai loro parenti, ai medici, infermieri e operatori socio-sanitari che assistono le persone infette dal CoVid-19, che per il sospetto di essere “untori” sono tenuti a distanza, nell’accezione negativa che questa frase significa, a volte con aperte manifestazione di odio e intolleranza.