Vegliamo perchè nessuno debba più soffrire per l’omotransbifobia

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Riflessioni di Vincenzo Guardino di CRISMHOM, Comunidad cristiana de diversidad sexual y de géner di Madrid (Spagna)

Daniel è uno dei tanti ragazzi che non ce l’ha fatta ed ha deciso di togliersi la vita. “Perché vivere quando proprio quelli che mi devono amare e proteggere mi condanno? Perché andare avanti se i miei genitori non mi accettano?”.

Daniel è uno dei tanti ragazzi che purtroppo hanno sperimentato sulla propria pelle cosa vuol dire essere vittima dell’omofobia. Sono in tanti, a pensare che questa parola sia un semplice costrutto della comunità LGTB per portare avanti una certa cultura e farsi spazio nella società imponendo le proprie regole e i propri costumi. Basta ascoltare le tante storie di sofferenza dei nostri ragazzi per capire che non è così e che siamo di fronte ad un problema grave che va affrontato con rispetto e serietà.

Daniel, Cristina, Santi, Ignacio, Marcia, Lorenzo sono solo alcuni di quei ragazzi che in questi anni ho avuto modo di ascoltare come volontario del “Amigo que escucha”, un servizio di ascolto anonimo e confidenziale (spagnolo), rivolto soprattutto a persone omosessuali e alle loro famiglie per aiutarli nel processo di accettazione della propria realtà.

Ascoltare queste storie non può lasciarci indifferenti. L’ascolto della vita ci spinge all’impegno per costruire un mondo più giusto, più accogliente, più inclusivo.

Vegliare, non si riduce ad un semplice momento di preghiera, ad un atto di giusta compassione verso chi soffre. Vegliare è innanzitutto creare una coscienza, rendere la società civile e religiosa attenta ad un problema che riguarda tutti e non solo le vittime.

Riguarda le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri educatori, i nostri politici. Vegliamo per restare svegli, all’erta, con gli occhi aperti sul mondo e non lasciare solo chi soffre, ha sofferto o soffrirà a causa dell’intolleranza e della discriminazione.

Vegliamo aprendo le braccia per accogliere tutti nel nostro cuore così come ha fatto Gesù. Egli, che non ha escluso nessuno, ci indica il cammino per amare come Lui ama, senza distinzioni e senza condizioni.

Vegliamo nella speranza che nessuno mai più abbia a soffrire a causa dell’omotransbifobia e dell’intolleranza.

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