Veglierò perché “non si può essere cristiani senza accettare le diversità LGBT”

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Dialogo di Katya Parente con Emanuele Crociani

Per le interviste dedicate alle veglie per il superamento dell’omotransfobia è oggi nostro ospite Emanuele Crociani, un ragazzo battista di Milano che è stato così gentile da rispondere alle nostre domande. Lascio a lui la parola.

Prima di tutto, ci parli un po’ di te?

Sono nato a Milano e cresciuto in un piccolo paesino nelle campagne milanesi, in una famiglia numerosa, che mi ha trasmesso la fede cattolica e la spiritualità del Movimento dei Focolari. Il mio principale interesse è sempre stato la politica, e le battaglie per i diritti, negli anni a venire, diverranno per me centrali.

Dopo le scuole medie, e le prime “cotte” verso le ragazze, alle superiori il mio orientamento inaspettatamente cambia, e per qualche tempo tengo tutto dentro di me, finché non trovo il coraggio di parlarne con un mio amico e con i miei genitori. Avevo il timore che le dottrine cattoliche sull’omosessualità potessero causare incomprensioni, ma per fortuna la mia famiglia e i miei amici mi hanno ascoltato e mi hanno accettato, rigettando i pregiudizi.

Ho poi trovato alcune associazioni LGBT come il Guado e l’Albero di Zaccheo, con cui potevo essere completamente a mio agio. Eppure le teorie teologiche più interessanti sull’omosessualità le ascoltavo negli incontri ecumenici con i protestanti. Considerandomi ormai da tempo “cristiano e basta”, ho cominciato gradualmente a frequentare, convinto dal mio fidanzato, la chiesa protestante battista, trovandomi sempre più a mio agio; finché non ho scelto di passare definitivamente di Chiesa e di battezzarmi (perché l’unico battesimo valido, per la teologia dei battisti, è quello degli adulti).

Non ho mai dimenticato il Movimento dei Focolari, con cui svolgo ancora alcuni incontri, ma percepisco che per la mia vita spirituale, frequentare la Chiesa battista è ora la cosa più importante. E inoltre, nella Chiesa battista non ci sono vescovi e preti omofobi, e quindi non devo lottare per essere me stesso: sono accettato per la persona che sono, senza paura di discriminazioni.

Che senso ha pregare contro l’omotransfobia? Non sarebbe meglio incrementare le iniziative politiche e culturali già in essere, e magari proporne delle altre?

La politica e la cultura svolgono un ruolo essenziale, eppure anche la religione svolge un ruolo essenziale nella società. Vi è purtroppo, da parte di alcune persone, la credenza secondo cui la religione sia un sottoprodotto della cultura; eppure il credente sa che la propria fede non dipende da una cultura, ma dal rapporto con Dio. Ed è tramite la preghiera che si cresce in questo essenziale rapporto.

La preghiera contro l’omotransfobia serve ad aiutare tutti credenti a considerare l’esistenza delle persone LGBT e il rapporto di figliolanza che Dio ha con esse. La preghiera serve poi alle persone LGBT a ritrovare un più armonioso ed autentico rapporto con Dio e con la propria comunità di fede.

Alle veglie, secondo te, viene dato uno spazio adeguato dai mass media a livello nazionale, o rimangono comunque un evento di nicchia?

Rimangono ancora un evento di nicchia: non vedo titoli di giornali in prima pagina, né servizi televisivi. Del resto è normale che sia così: ben poche persone partecipano a queste veglie, inoltre la Chiesa Cattolica, per evitare conflitti interni, non fa quasi nulla per pubblicizzarle. Noto però che con il passare degli anni si sta dando maggiore risalto mediatico a queste veglie, sia nella stampa laica sia in quella religiosa.

Le Chiese cristiane, così diverse per storia, tradizioni e dogmatica, si ritrovano insieme per un momento di preghiera e di riflessione. Questo “ecumenismo dal basso” ha poi una ricaduta positiva sull’interazione tra di esse, o si tratta semplicemente di una parentesi – per quanto bella e significativa?

A mio parere, ogni tentativo di dialogo dal basso ha una ricaduta positiva, nonostante certe gerarchie facciano di tutto per negarlo. Nel mio caso è grazie all’ecumenismo LGBT che, quando ero cattolico, ho scoperto i protestanti e ho trovato il mio personale percorso di fede nella Chiesa battista, sentendomi un cristiano più convinto.

Il rapporto tra le Chiese a volte è ostacolato da una visione di ecumenismo vecchia ed ormai inutile, dove le gerarchie svolgono delle concelebrazioni in cui la diplomazia ecclesiale soffoca ogni genuino desiderio di conoscenza. Perché il rischio dell’ecumenismo è proprio questo: le tue pecore, se conoscono le altre Chiese, possono trovarle migliori e “cambiare recinto”. Eppure, se si crede davvero nell’ecumenismo, le pecore che cambiano recinto sono cristiani che trovano “prati” di fede più adatti a loro, e che sapranno poi meglio evangelizzare.

Cosa pensi delle cosiddette “veglie di riparazione” – una sorta di contro manifestazione – lanciate da certe frange, soprattutto cattoliche, che puntualmente spuntano in occasione di queste giornate?

Sono espressione di una fede fortemente identitaria, che ahimè è presente anche in alcune Chiese protestanti nate recentemente. Sono persone e Chiese conservatrici, contrarie a tutte le novità culturali e teologiche, tra cui Halloween e l’ecumenismo. Esse preferiscono difendere la fede riaffermando i principii, senza attualizzarli alle nuove situazioni, non rendendosi conto che le religioni sono sempre cambiate col cambiare delle società.

Perché secondo te la Chiesa (Cattolica) non si coalizza in blocco contro l’omotransfobia – in fondo si deve odiare il peccato (secondo certi cristiani oltranzisti la queerness non è altro che questo), ma non il peccatore…

Se si odia il peccato, perché bisogna pregare pubblicamente per la benevolenza verso il peccatore se non si è pentito? Non sta in piedi (sarebbe come pregare contro le persecuzioni che subiscono gli adulteri). Se devi dare segnali etico-morali devono essere netti, e poi predicare il pentimento e il perdono per tutti.

Da parte delle gerarchie cattoliche non c’è la reale volontà di riconoscere le diversità LGBT come varianti positive della creazione divina. L’arretratezza teologica della dottrina “ufficiale” sulla sessualità è tale che ogni parroco e laico ricorre al fai-da-te, con conflitti ed esiti paradossali.

Nella nostra Chiesa battista, da almeno dieci anni, dai vertici si è scelta una precisa linea teologica, che sulle tematiche LGBT si ispira alla teologia queer. Insomma, l’omosessualità non è un peccato, e di conseguenza molti gay e lesbiche battisti ricoprono cariche di vertice e di guida nelle comunità, vedendo benedette le proprie unioni civili nelle chiese. E chi protesta viene così redarguito: non si può essere cristiani senza accettare le diversità LGBT.

Ringraziamo Emanuele per questa proficua chiacchierata. Vi lascio con un pensiero che mi ha fatto particolarmente riflettere. Sembra che le Chiese protestanti abbiano un certo appeal, soprattutto tra i giovani. Perché questo fenomeno? Forse perché, a differenza di molti cattolici e della Chiesa di Roma, non hanno smarrito il significato profondo del termine “ecclesia”?

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